Il 15 settembre 1860 l'esercito regio entrava in Foligno e tutto il popolo applaudiva all'unità e indipendenza della Patria. Nei decenni precedenti, Foligno aveva dato il suo contributo alla causa italiana. Nel 1817 il marchese Giuseppe Barugi fu arrestato come cospiratore e processato.

 

Il 20 luglio 1817 erano stati trovati affissi in Foligno alcuni proclami incendiari e l'episodio dimostra che già era in via di formazione un movimento politico a carattere liberale e patriottico. Già nei moti dei '20-'21, che si possono considerare come il prologo del Risorgimento, parteciparono e furono processarti a Perugia parecchi folignati:

 Raffaele Casali, Giovanni Ricci, Raffaele Banchetti, Gregorio Franchi, Domenico Fontana, Francesco Rossi, Luigi Coccetti e Pellegrino Massini.

 

Più importante e significativa la partecipazione di Foligno ai moti dei 1831 e in Umbria. Foligno insorse sotto la guida di un Comitato provvisorio che resse le sorti della città per tutto il periodo dell'insurrezione. Le forze armate delle province sollevate, per muovere verso il Lazio al comando dei Generale Sercognani, si concentrarono a Foligno dove si era organizzato un reparto di Guardie Nazionali.

Il 21 marzo era caduta Bologna e il 25 e il 26 Rimini e Ancona. Il Generale Sercognani tentò di resistere all'incalzare degli eventi, ma senza risultato. li 31 marzo il Governo Pontificio veniva ripristinato.

 

La repressione dei moti non spense l'ardore patriottico dei folignati e nuove leve di cospiratori sorsero a mantenere viva la fiaccola della libertà e dell'Unità Nazionale. Massimo D'Azeglio, nel febbraio dei '47, si fermò a Foligno e s'incontrò con i maggiori esponenti dei movimento politico della città. Nella primavera dell'anno successivo, arrivò a Foligno anche Vincenzo Gioberti.

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