Giuseppe Piermarini nasce a Foligno da una famiglia di
agiati negozianti il 18 luglio 1734. La casa in cui
abita è situata in via dell'Aquila Nera, oggi via
Pignattara. Sul portale si legge il motto evangelico
"Non nobis, Domine, non nobis". Il padre gestisce una
fiorente cereria, ereditata da avi operosi e
intelligenti. Gli affari vanno così bene che i suoi
prodotti, oltre che sul mercato italiano, hanno successo
anche all'estero.
L'avvenire di Giuseppe, appena compiuti gli studi
liceali, è lì, nella vendita delle candele, secondo il
volere del padre che gli mostra ben presto i registri
per la conduzione dell'azienda familiare. Il ragazzo non
dimostra però alcuna tendenza per gli affari. La sua
passione sono le scienze esatte, la meccanica. Ma ci
sono anche la geografia e l'astronomia al centro dei
suoi interessi. Un giorno, costruisce un globo
terracqueo di non comuni proporzioni (un metro e mezzo
di diametro) portandolo a termine con tale precisione
che il gesuita Padre Boscovich, di passaggio a Foligno,
avendolo visto, ne resta ammirato ed esprime la sua
meraviglia ai genitori del giovane diciassettenne.
"Questo ragazzo - dice il sommo matematico - è destinato
a grandi cose e sarebbe un peccato lasciarlo languire a
Foligno".
Il giudizio di Padre Boscovich fa presa soprattutto
sulla madre Crispolda Ubaldini, donna di spiccata
intelligenza che comprende, meglio del proprio marito,
le vocazioni del figlio e persuade il "mercante di cera"
a mandarlo a studiare a Roma, dove, tra una lezione di
matematica ed una di meccanica, il giovane folignate è
attratto dalle grandi opere della Città Eterna. Studia
l'armonia e la struttura dei vari monumenti, disegna
facciate, capitelli, frontoni. E intanto prende lezioni
di architettura prima dal maestro senese Carlo Posi e
poi da un altro maestro, il romano Murena.
Ben presto il Vanvitelli, principe degli architetti
allora viventi, lo chiama alla sua scuola, quindi lo
vuole con sé, come aiuto, a Caserta, dove sta costruendo
per i Borboni di Napoli quella splendida Reggia
monumentale che non avrà uguali per bellezza e
magnificenza.
"L’aprimento della Scala"
Le lodi per le qualità foniche dell'edificio sono
unanimi. Il tempo confermerà che l'architetto folignate
è riuscito a realizzare una delle più perfette sale di
spettacolo del mondo. E' così possibile fissare per il 3
agosto 1778 la data del "solenne aprimento" del Teatro
alla Scala, che avviene alla presenza degli arciduchi
Ferdinando e Maria Ricciarda Beatrice d'Asburgo con la
rappresentazione del dramma "Europa riconosciuta" di
Mattia Verazzi su musica di Antonio Salieri e di alcuni
balli, e la partecipazione di un'orchestra all'epoca
imponente di settanta elementi, di un coro di oltre
cinquanta voci e di un gruppo di circa cinquanta
comparse.
L'opera del Piermarini, che inizia così una grande
attività in tutta la regione, è legata ad un momento di
grande vitalità del capoluogo lombardo: teatri,
giardini, case d'abitazione, ville, edifici pubblici e
privati si rinnovano secondo i canoni dell'architettura
neoclassica. Di tale prospettiva di rinnovamento egli è
stato l'artefice e il primo illuminato urbanista
dell'era moderna. Incaricato di organizzare e
controllare l'assetto architettonico di Milano,
Piermarini prepara la nuova fisionomia della città
introducendo nell'edilizia barocca e medievale ampi
episodi di severa, aristocratica magnificenza. Milano e
le province vicine sono piene delle sue opere.
Alla Scala seguono il piccolo Teatro della Canobbiana a
Milano (distrutto), il teatro di Monza (distrutto) e
quello di Mantova, da lui progettato ed eseguito da
Paolo Pozzo.
Il Palazzo Reale, la Villa Borromeo a Cassano d'Adda
(1771), la fontana davanti all'Arcivescovado e decine di
altri lavori insigni testimoniano le grandi qualità di
costruttore di Giuseppe Piermarini.
Piermarini cura i progetti dell'Università di Pavia
(1772-86) e dell'Accademia di Mantova (1775), progetti
deturpati durante l'esecuzione con suo grande
risentimento e profonda amarezza. Progetta anche i nuovi
edifici per Via Santa Radegonda di Milano e i Giardini
pubblici (1781-87).
L'intensa attività da lui svolta in Lombardia si
interrompe soltanto in seguito all'occupazione
napoleonica.
Il ritorno a Foligno
Tornato a Foligno nel 1798, Piermarini esegue alcuni
lavori nel Duomo della città e in qualche altra parte,
ma coltiva in modo particolare i suoi interessi
scientifici e meccanici. L'unico progetto a lui
attribuito in questo periodo è quello per il Teatro di
Matelica (Macerata).
Negli ultimi anni della sua vita trascorsi a Foligno, è
anche amareggiato da alcuni spiacevoli episodi. I
Francesi, venuti in Italia con Napoleone, manomettono o
distruggono i monumenti ai quali egli ha prodigato tante
cure, come il Teatro di Monza, da lui costruito nel
1779, che viene convertito in macelleria per l'esercito
e la Villa Reale di Monza che è venduta ad un privato
per 180 mila lire e rischia di essere demolita.
Nella serenità malinconica della sua città natale, la
morte (avvenuta, pare, in seguito ad un colpo
apoplettico) lo coglie il 18 febbraio 1808. Piermarini
viene sepolto nella Chiesa di santa Maria Maddalena, una
delle più antiche della città, che sorge nei pressi
della sua abitazione in via Pignattara e che, gravemente
danneggiata dal terremoto del 1832, sarà poi demolita
nel 1849. Una ventina di giovani rivoluzionari, armati
di pale e picconi, la demoliranno per erigere un'ara con
la scritta "Viva la Repubblica Romana". Fuor delle mura
urbiche verranno così gettate le macerie del tempio,
insieme con le ossa dei morti ivi sepolti, comprese
quelle dell'architetto Piermarini: Foligno non può così
onorare le sue spoglie mortali, perché la sua tomba,
oggi, non esiste. Lo stesso teatro cittadino,
inauguratosi nel settembre 1827, cioè una ventina di
anni dopo la sua morte, sarà chiamato "Teatro d'Apollo".
Soltanto una sessantina di anni dopo (1891) il Teatro
d'Apollo sarà ribattezzato "Teatro Piermarini", ponendo
così rimedio ad una "negligenza" protrattasi fin troppo
a lungo. Saranno poi gli aerei angloamericani, durante
il secondo conflitto mondiale, a raderlo al suolo
durante una delle tante incursioni su Foligno (16 maggio
1944).
L'opera di Giuseppe Piermarini, la sua arte, il suo
genio sono oggi ampiamente onorati e documentati a
Foligno, sua città natale. La casa in cui ha abitato in
via Pignattara è destinata a diventare sede del "Centro
di Documentazione delle Opere di Giuseppe Piermarini".
Un monumento che ne onora la memoria è eretto al centro
della piazza dove sorgeva il teatro intestato al suo
nome. |
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